In The Box 03/08/2026 - 14:30

Facilità di linguaggio e ipertrofia dell'ego

LR24 (A. CIARDI) - Fateci caso, chiunque parli di calcio, vanta di avere avuto un passato nel calcio, al punto da convincersi di saperne più degli allenatori. Materia facile e alla portata di tutti, il calcio genera mostri afflitti da ipertrofia dell'ego. Facili da individuare, basta fare qualche domanda in più per scoprire che il passato glorioso raggiunse l'apice nell'esordio in prima o seconda categoria, o in esperienze da allenatori della squadra di calcetto allestita dal bar sotto casa per il torneo degli esercizi commerciali del quartiere. L'epica nel raccontare le gesta fantasiose si arricchisce spesso parlando della sfortuna o dell'ingiustizia del "sistema" che ostacolarono l'ascesa verso palloni d'oro o futuri alla Liedholm. Spesso tali soggetti, ignorando il contraddittorio, affermano che gli allenatori mandano in campo o escludono i calciatori a seconda delle simpatie o degli interessi personali, prevedono rivoluzioni tattiche deliranti in base alle campagne acquisti, si inventano fantasiosi ruoli per calciatori che conoscono a malapena, e alzando il volume della voce per rafforzare il concetto etichettano gli allenatori come guru o come bolliti, a seconda dei propri auspici e in barba a fatti e curriculum. Ma prima o poi arriva sempre lo schiaffo della vita reale a scoppiare la bolla del mondo virtuale.

Succede, infatti, che davanti ai microfoni si presenti un tecnico che, neanche due mesi e mezzo prima, ha riportato la Roma in Champions League dopo una vita, e a cui bastano due minuti per radere a suolo ogni convinzione ostentata nelle chiacchiere da bar, da radio e da tv, da social e da editoriali di giornali. "Castro è un ottimo acquisto, è un centravanti, come Malen, insieme potranno giocare al verificarsi di determinate situazioni (leggasi emergenze), è arrivato alla Roma per fare il centravanti, perché giocheremo tante partite e servono due calciatori per ruolo".

Sipario sulle appiccicose ipotesi estive condizionate evidentemente dall'afa. Basta un semplice ragionamento, essenziale, semplice, figlio della facilità di linguaggio non artefatto di un uomo di calcio vero e non costruito e ostentato. Perché in molti avevano già sparato la sentenza: "prendendo l'attaccante del Bologna, la Roma non comprerà l'esterno sinistro, e giocherà con Castro o con Malen sulla fascia". D'altronde, c'è ancora chi racconta che Malen sia un esterno adattato al ruolo di prima punta. Bestemmia colossale, ripetuta a dispetto della realtà, soltanto perché nel corso della carriera Malen a volte ha iniziato le partite leggermente decentrato, magari quando giocava in coppia con un certo Haaland. Se l'amore per le proprie idee porta a convincersi di saperne più di un allenatore come Gasperini, si entra nel campo del narcisismo patologico, anticamera della mitomania, introdotta spesso dalla frase "io a pallone c'ho giocato, ti spiego io come stanno le cose", e supportata dall'utilizzo improprio e reiterato del pronome "io". Un culto dell'ego, ipertrofico, da non prendere sottogamba.

In the box - @augustociardi75