In The Box 30/11/2019 - 12:00

Veretour de France

LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Facciamo un giro nel mondo di Jordan Veretout, facciamo un Veretour, che non è un villaggio turistico, e quindi senza gioco aperitivo perché non c’è tempo per bighellonare, Jordan va veloce, sale sui pedali verso le cime impervie, accompagna in discesa il ritmo dei compagni più glamour. Di cui è l'architrave.

Datemi un Veretour e vi solleverò il mondo. Saliamo sulla macchina del tempo e torniamo indietro di un anno. Con il motorino francese la Roma sarebbe entrata in Champions League. Non abbiamo controprove per supportare la teoria, ma abbiamo indizi. Che inchiodano. Che fanno una prova. Un Jordan Veretout non solo mancava nella rosa della passata stagione, ma era tutto ciò di cui si necessitava in una mediana senza capo né coda, priva di sprint. Con il francese avrebbe giocato meglio persino NZonzi. Se prevedi un centrocampo con De Rossi, NZonzi e Pastore, o capisci poco di assortimento e complementarità, o ti manca un Veretout. Un Nainggolan con meno colpi e senza cresta, ma con la stessa importanza, qualche anno in meno e la peculiarità di piacere agli allenatori. Sostanzialmente è costato alla Roma quanto il belga, che arrivò con una formula articolata.

La trattativa con la Fiorentina è stata invece pane al pane: 1 milione subito, 16 per riscattarlo più 2 legati ai bonus. 19 milioni di euro complessivi. Un affare. Forse perché la Viola era distratta dal cambio di proprietà e dalla vicenda Chiesa. Chiedevano talmente tanto per l’ala che hanno venduto a buon prezzo, per l’acquirente, il centrocampista. Neanche venti milioni nell’era in cui se ne spendono anche dieci per le commissioni da elargire per i parametri zero che poi costano di ingaggio il doppio del romanista (vedi Juventus per Rabiot). Veretout che starebbe bene in tutte le rose di livello, titolare o nelle rotazioni. Veretout che davano per scontato andasse al Napoli, perché a giugno il suo agente veniva avvistato in Campania, dove De Laurentiis si morde le mani per non avere accettato sessanta milioni per Allan e per non averlo sostituito, spendendo un terzo, con il neo rigorista della Roma. Veretout che poi davano per scontato andasse al Milan, perché la fanfara fanfarona che accompagna (accompagnava) mediaticamente i rossoneri, fino a tre mesi fa, non se ne faceva una ragione del fatto che il Diavolo fosse già in caduta libera, che non ha più appeal e che al massimo può permettersi di comprare mediani dall’Empoli.

Veretout che non è Dzeko, il più forte giocatore della Roma, o Zaniolo, il prossimo più forte giocatore della Roma. Non è Pellegrini, il centrocampista più completo e talentuoso, non ha la “mestieranza” di Kolarov, non fa parte della coppia boom difensiva Mancini-Smalling (dei quali è parte del successo), ma è diventato, da quando è sceso in campo, una pedina insostituibile per Fonseca. Unico per caratteristiche, capace di far giocare meglio chiunque gli capiti accanto (Cristante, Mancini, Diawara). Abile sui calci d’angolo, laddove, storicamente, quando li batte la Roma si avvia il contropiede degli avversari. Freddo dagli undici metri. Veretout in tour. Veretour. Un giro senza sosta per novanta minuti. Su una macchina che non è full optional. Ma che non ti lascia mai a piedi.

In the box - @augustociardi